lunedì 17 settembre 2012

Lino Patruno



LE NOSTRE SCUSE ALL'IDRAULICO


Sabato 1 Settembre 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

di
Lino Patruno


Metti che in uno dei giorni d’agosto ti si fosse rotto un rubinetto. Panico peggiore che vedere Angela Merkel nuda. Anche perché quest’anno solo quattro italiani su dieci sono andati in vacanza, ma fra quei quattro c’era di sicuro l’idraulico. Lo sappiamo quando vengono, non sembrano idraulici ma direttori di cliniche universitarie, di quelli che “300 senza fattura e 400 con fattura”, di quelli che lo vedi a mille miglia che non stanno pensando alla tua sciatica ma alla loro barca. Né i prezzi sparati dall’idraulico sono prezzi da idraulico, cento euro per mezzora. E se obietti si fanno piccoli piccoli tutti sudati e sporchi mentre hanno quotazioni da gioiellieri.
Eppure ce lo meritiamo. Abbiamo voluto fare tutti i laureati condannati ai concorsi e al precariato e ci sono mancati gli idraulici che, secondo legge economica, valgono tanto più quanto meno sono. E gli abbiamo dato un tale basso prestigio sociale che ci ribelliamo quando pretendono molto al di sopra di quel presunto basso prestigio sociale.
MESTIERI SEMPRE PIU’ PREZIOSI 
Ma vogliamo parlare anche del muratore? Provate a chiamarlo per un lavoro in casa, vi andrà bene se risponde al telefono. Poi ci lamentiamo con ironia fuori posto definendolo “signor muratore”. E così il falegname, anzi ebanista perché bisogna stare attenti alle offese. Così come tutti noi avremo vissuto il tentativo di mettere un chiodo senza buttare giù la parete, roba da film horror di Dario Argento. E addirittura inutile parlare della tv che improvvisamente si pianta, in genere a fine settimana. Chiami un numero verde che ti sbatte ad un altro numero verde, facendoti sentire al di sotto della media dignità umana. Se ti va bene ti risponde uno in carne e ossa che comincia a darti suggerimenti da minorati mentali, tipo stacchi e riattacchi la spina, dovrebbe pure immaginare che lo abbiamo fatto inutilmente già venti volte.
Né le moderne diavolerie dell’elettronica sono più caritatevoli. Un tempo bastava smontare tutto come fanno i bambini con i giocattoli, ogni cosa aveva una sua logica, un pezzo non poteva che essere incastrato in un certo modo con un altro pezzo. Ora i pezzi sono inscatolati in fogli elettronici più extrapiatti di orologi, è inutile metterci mano perché non ci entri neanche, occorre vederli al computer. Col risultato che, per esempio, prima in un’auto il filo dell’acceleratore capivi dove stava e potevi tentare di arrivarci, ora non lo vedi e se l’auto perfetta decide di piantarsi puoi prenderla a calci ma continuerà a segnalare il guasto senza pietà. Era tutto più perfetto quando era tutto più imperfetto.      
 Abbiamo disperato bisogno di aggiustatutto e continuiamo a mandare i figli all’università per aumentare i disoccupati. Così ogni tanto, anzi ogni poco un’indagine ci segnala che un giovane su tre non ha lavoro, ma che mancano cuochi, infermieri, informatici. A parte gli idraulici, che neanche vengono considerati. Eppure, in un tempo in cui, più che costruire case che nessuno ha il mutuo per comprare, si fa manutenzione, uno che sappia mettere le mani ovunque potrebbe farsi il conto in banca anche se non viene chiamato dottore.
MODIFICO-AGGIUSTO 
Così dovrebbero nascere imprese di giovani che abbiano l’altissima professionalità per non rimanere impotenti di fronte a una serranda che si incaglia o al motorino di una lavatrice che si bruci. E se prima per aggiustare un paio di scarpe si andava al calzolaio, anzi non si andava più perché pareva brutto, ora cominciano a nascere piccole imprese di calzoleria dove bisogna fare la coda per entrare. E così i pantaloni da accorciare, era più facile trovare petrolio che un sarto, anche perché gli aspiranti sarti non volevano fare i sarti ma gli stilisti. Ora ci sono ovviamente aziende multinazionali che ti fanno qualsiasi lavoro in un giorno.
Non meraviglia allora che il giornalista Federico Rampini racconti di un ben pagato intellettuale americano laureato in filosofia politica che ha capito tutto e scritto il libro “Il lavoro manuale come medicina dell’anima”. Anzi è diventato il santone dei lavori che si fanno toccando il risultato immediato del proprio lavoro, nel suo caso riparare (non meno pagato) motociclette. E non meraviglia che il sito internet WikiHow, manuale universale del modifico-aggiusto, in un anno abbia avuto 177 milioni di visitatori da 241 Paesi. 
Abbiamo disperato bisogno di queste professionalità, e continuiamo a schifare come pezzenti le scuole professionali che le danno.